domenica 4 dicembre 2016

L'assaggiatore di caffè

       L'assaggiatore
                 di
              caffè















Non so da dove è nata questa storia, un sogno? Un incubo? Non lo so. Si può solo dire che è una storia,che ha un inizio, uno svolgimento e un finale. Ecco è proprio questo la cosa più bella, il finale, quello che da senso a tutto. Tutto ha un finale...Provate a pensare a qualcosa che non ha un finale... Un'ultima cosa, pur sapendo che tutto ha una fine non arrendetevi, perché prima c'è sempre un inizio e uno svolgimento... Comunque non voglio annoiarvi con una lunga premessa, ma sappiate che dopo aver letto questa premessa sarà diverso leggere il racconto...






               





















Questo racconto è dedicato a tutte quelle persone che pur avendo difficoltà, sfortuna e intralci  riescono nei propri obbiettivi e che hanno qualcosa di diverso dagli altri...
                                       
                 

Era una tiepida mattina di settembre e  tornavo dalla totale confusione del mercato. Sotto ordine del vecchio ero andato a barattare un po' di Tè per una quindicina di lattine. Camminavo tra gli strazianti ammassi di lastre di metallo che lì venivano chiamate case. Arrivato nel bel mezzo di un accatastamento di baraccopoli entrai nel negozio del vecchio con le lattine, che si sarebbero aggiunte alle altre centinaia della libreria. Ma cosa contenevano quelle lattine? Indovinate un po'? Tè.
Il vecchio, ovvero mio nonno, era un uomo di media statura per la regione indiana e aveva una folta barba bianco-grigiastra. Stranamente era pelato e aveva due cose negli occhi che sembravano occhiali, lui portava sempre una specie di tunica che copriva il suo passato da “militare”. Ogni mattina puntualmente alle sei e un quarto lui si alzava per riordinare le lattine contenenti il tè. Il negozio era una trappola di muri e legno più o meno sui 30 metri quadri, negozio più retrobottega. Il negozio aveva un aspetto piuttosto “rustico”, pareti e pavimenti in legno, un bancone sempre in legno , la libreria con le lattine più o meno arrugginite e un grande mobile contenente del tabacco per  gli ospiti della sera. Poi alle sette circa apriva e arrivavano i primi clienti alle nove. Il retrobottega era il mio luogo preferito, c'era un'aria libera,sgombra da qualsiasi preoccupazione. Dietro là non c'era molto, un letto, gli archivi dei clienti abituali e la dispensa delle meraviglie. Dentro vi erano le cose più disparate, da un sigaro a una ruota di bicicletta a un piccolo coltello che il nonno usava per spuntarsi la folta barba. Dopo aver fatto le commissioni per il vecchio era ormai sera, e come le altre precedenti alle otto arrivavano gli amici del nonno per fumare e chiacchierare dell'accaduto. Era questo i bello della sera, le storie più semplici che diventavano incredibili avventure.
Un giorno ero sul punto  di uscire per fare un giro con quella che doveva sembrare una bicicletta, ma il vecchio mi fermò e mi disse che dovevo stare attento al negozio e che lui sarebbe andato in città.
Ovviamente io ne approfittavo, appena varcava la soglia della porta prendevo una foglia di  tè da ogni singola lattina per poterla annusare. Tutto ciò era molto rilassante, ogni singolo odore, sapore aveva qualcosa da raccontare.
La sera feci appena in tempo a mettere a posto le lattine in modo “sacro” nella libreria  che mio nonno entrò dalla porta mal ridotta del negozio.
Era giovedì sera e come tutti i giovedì ci riunivamo a casa di Muschafta per sentire la radio, che non avevano tutti perché troppo costosa. Sentimmo che era in arrivo una grande crisi, che avrebbe colpito l'industria agro-alimentare, più precisamente l'industria di caffè. Vedi tu penserai che non c'è nessun problema, ma nel nostro paese  il caffè è una cosa da.... Non saprei... Da eretici, e qui gli eretici li fucilano. Il caffè era proibito perchè commercializzato dagli inglesi, ovvero gli “invasori”. Ovviamente il caffè era una merce molto ricercata proprio per questa sua proibizione.
Era una mattina come le altre, solo che mi alzai prima del solito, e vidi il vecchio che riordinava le lattine. Notai però che c'era una lattina con un piccolo taglietto sotto,allora pensai che non potesse essere thè perché le foglie spezzettate sarebbero andate perse, quindi arrivai subito ad un'altra conclusione: erano foglie intere di Ganja, quelle che mio nonno metteva nell'acqua al posto del tè  per intontire gli amici e per barare a carte.
Era passata una settimana ed era di nuovo l'ora di andare a casa di Muschafta ma il nonno mi pregò di stare a casa. Uscito il vecchio notai che mancava quella lattina con il taglio,  mi misi subito a ridere perché immaginavo Muschafta che usciva di casa dicendo che  c'era un drago. Era già successo in passato e non potete immaginare quanto sia divertente. Il nonno rincasò più presto del solito e mi avvisò che mi sarei dovuto alzare presto l'indomani per andare da Jack, un americano venuto in india per cercare tranquillità. Dovete sapere che era anche il mio migliore amico.
Era mattina presto e, senza alcuna voglia, mia alzai per andare da jack. Presi la bicicletta con cui avevo percorso già migliaia e migliaia di chilometri e mi misi in cammino. Arrivato da Jack vidi che, come al solito, non c'erano clienti nel suo negozio di tappeti. Lo conobbi per la prima volta che capitò nel negozio del vecchio, da quel giorno ogni santo lunedì arrivava per prendere la sua razione di tè ai frutti di bosco. Aveva sempre avuto qualcosa di strano negli occhi, ma non si capiva se era odio per gli inglesi, o solo rabbia contro qualcuno. Quel giorno arrivai e jack non c'era.
Provai a chiedere ai vicini, ma niente. Decisi allora di fare una piccola ronda per il suo negozio e trovai un fazzoletto con scritto:
“A rivederci”.
Era una cosa insolita, nel nostro paese si era solito non dire mai arrivederci o per lo meno lo scrivevamo in un altro modo.
Perplesso tornai a casa dal vecchio che mi sgridò in una maniera assurda per essermi dimenticato di fare una sosta al mercato.
Andai poi nel retro bottega, tanto per stare un po' in tranquillità. Misi le mani in quel  armadio delle sorprese e trovai una piccola moneta con dietro scritto London,England . Mi venne un colpo,in casa il vecchio non avrebbe mai voluto un cimelio inglese. La prese e la misi in tasca appena in tempo.... Perchè poco dopo entrò in casa il vecchio con in mano la solita lattina.
Il nonno era strano,era più agitato del solito,nascose la lattina addirittura sotto il pavimento.
Il giorno dopo arrivò la polizia per un controllo settimanale,ma non trovò niente di strano. Ero ancora un po' turbato per la scomparsa di jack ma il pomeriggio presi per l'ennesima volta la bicicletta e tornai da jack,ma non c'era,quindi andai da Muschafta ma neanche lì,tornai a casa.
Parcheggiata la bicicletta nel retro mi diressi verso la porta che stranamente era aperta entrai e le lattine erano tutte sparse per il negozio,poi vidi quello che non avrei mai voluto vedere...una scia di sangue che portava nel retrobottega. Lì vidi il nonno steso a terra circondato da una pozza rossa di sangue. La scena per me fu straziante...Poi notai che c'era un piccolo cerchio di sangue nel pavimento...alzai la tavola e vi trovai sotto la fatidica  lattina...la misi nello zaino e chiamai Muschafta per avvertire della morte del nonno..quel giorno feci una solenne promessa...''Diventerò un avvocato per scoprire ,con l'aiuto di Muschafta,chi ha ucciso mio nonno''.
Dopo l'accaduto un agente della polizia mi disse che sarei stato affidato a una famiglia inglese residente a qualche chilometro da lì. Preparai le valige e andai da Muschafta per salutarlo, e fu li che mi disse di tornare appena avessi finito di studiare.
Arrivai in questa enorme villa,ben decisamente più grande della vecchia baracca,anche se preferivo il piccolo negozio del vecchio.
Arrivato feci subito conoscenza del maggiordomo Alfred, poi la cuoca Milly e infine la signora Bering.
Era una signora sulla settantina d'anni,era piuttosto magra,capelli grigio cenere sbiancati,ma la cosa che più mi aveva colpito erano gli occhi.
Erano di un colore scuro,intenso,occhi pieni di storie e sorprese.
Mi accolse con un braccio sulla schiena,per lei ero il figlio che non aveva mai avuto. La mattina colazione prestissimo,come era d'obbligo anche dal vecchio prima che venisse ucciso. Il pomeriggio si andava a fare un giro in bici nei grandi negozi, e la sera a letto, ma non prima di aver sentito una delle fantastiche storie della signora Bering.
Un Mercoledì mattina girando per l'enorme casa mi trovai dentro una stanza piena di libri. Libri,Libri,Libri e ancora libri.
Cominciai a correre tra i corridoi sovrastati da enormi scaffali pieni di storie. Correvo così spensieratamente che inciampai sbattendo la faccia per terra.
Appena svegliato vidi davanti a me un libro con la copertina in pelle, in pelle blu. Era un libro con tutte le leggi possibili e immaginabili. Cominciai a leggerlo, e giorno dopo giorno lo finii... Mi ci volle ben un mese per riuscire a finirlo.
La signora Bering sostava dietro di me quando leggevo, e sembrava essere quasi ''orgogliosa'' del mio rapporto con la legge.
Era ormai venuto il giorno del mio diciottesimo compleanno e vi erano tanti regali...Pantaloni,giacche,maglie e addirittura una bici nuova che regalai a un poverello che passava di lì(Non mi sarei mai separato dalla bici che mi aveva procurato il vecchio).
In quel momento arrivò la signora Bering con una piccola busta....la aprii.
Un volo diretto per Londra e un'iscrizione ad un'università di legge. Il mio sogno si era per lo meno realizzato. Mi disse che avrei abitato a casa di sua nipote. Mi portò fino al primo volo per Londra mi diede un bacio sulla fronte come avrebbe fatto una nonna e partii.
In volo mi accorsi che nella borsa,oltre che al libro di legge,vi erano la fatidica lattina con il taglietto e la moneta.
Arrivai a Londra stanco morto,ma scesi dal grande aereo che mi aveva fatto sorvolare  mezzo mondo e trovai subito la nipote della Bering con un cartello con  scritto  il mio nome. Si chiamava Holly. Era simpaticissima aveva circa una trentina d'anni e aveva i capelli circa biondi e gli occhi verdi-grigiastri.
Gli anni passavano e finalmente arrivai al quinto anno di scuola. Per me era stato difficilissimo,per gli inglesi ero il classico clandestino in cerca di rogne. Per studiare feci molte fatiche...sopportai offese,maltrattamenti..Ma ce la feci... Ero stufo di aspettare,arrivai a casa,mi chiusi in camera e aprii con delicatezza la lattina....Caffè.
Scavai un po' nella lattina e trovai una lettera con scritto sul retro ''Dal vecchio''.
''Caro nipote,
non credo che quando leggerai questa lettera io sarò ancora vivo,ma comunque sappi che ti voglio bene. Comunque questa lattina contiene una delle merci più pregiate in India e chiunque farebbe qualsiasi cosa per averla,compreso io..Guarda sulla lattina. Troverai una specie di segno. Guardalo all' incontrario...una ''J'',una ''J'' di Jack.
La lattina l'ho presa a jack, stava dando di matto per quel caffè. Ovviamente lui se ne accorgerà,e sarà lui a uccidermi probabilmente. In questo caso lui sparirà e verrai affidato a una signora...La signora Mary  Bering..tua nonna...infine conoscerai Holly tua sorella. Avrai probabilmente studiato giurisprudenza o economia. Muschafta sarà contento di vederti dopo esserti laureato.....il caffè...provalo...ma non usarlo troppo..potresti fare la mia stessa fine....Non mettere davanti le cose materiali davanti alla famiglia...

                                                                           saluti
                                                                           ''Il vecchio''
Rimasi scioccato. Aprii la porta feci vedere la lettera a Holly,e alla signora Bering che,ovviamente era già a conoscenza di tutto.
Appena potei,con le lacrime agli occhi,salutai la nonna e Holly e tornai da Muschafta.
Sbarcai in aereo porto vicino al mio vecchio paese,quando arrivai mi riconobbe subito,mi abbracciò e gli raccontai tutto. Mettemmo su un caso con vera giuria e vero giudice,il mio primo caso.
Jack si presentò al mio appello e dopo una lunga e faticosa udienza fu dichiarato colpevole di omicidio anche se dovetti pagare a lui il furto commesso dal vecchio.
Un'ultima cosa...io tornai a fare il vecchio lavoro del mio caro Vecchio. Ricordate...nulla è scontato nella vita.

NULLA



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